08 Settembre 2010

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     Cessate il fuoco immediato e ripresa dei negoziati

Cessate il fuoco immediato, ritiro delle truppe israeliane, fine dei lanci di razzi su Israele e del traffico di armi. E' quanto chiede il Parlamento ipotizzando l'invio di una forza multinazionale per ristabilire la sicurezza. Condannando gli attacchi sui civili, chiede a Israele di garantire il flusso di aiuti umanitari e riaprire i valichi di frontiera. Sollecita poi Hamas a promuovere il dialogo tra palestinesi, contribuire ai negoziati di pace e riconoscere a Israele il diritto di esistere.  
 
  gaza  
Approvando a larghissima maggioranza (poche astensioni e nessun voto contrario) una risoluzione sostenuta da tutti i gruppi politici (eccetto l'IND/DEM), il Parlamento chiede «un cessate il fuoco immediato e permanente che preveda altresì la fine del lancio di razzi da parte di Hamas contro Israele e il termine dell'attuale azione militare israeliana a Gaza»

Inoltre, accoglie con favore l'adozione della risoluzione 1860 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite dell'8 gennaio 2009, ma si rammarica che finora sia Israele sia Hamas non abbiano aderito alla richiesta di cessazione delle ostilità formulata dalle Nazioni Unite. Concorda peraltro sulla necessità di prevedere urgentemente disposizioni e garanzie a Gaza per il mantenimento di un cessate il fuoco durevole «che includa nel contempo il ritiro delle truppe israeliane, la riapertura stabile dei valichi di frontiera e la prevenzione del traffico illegale di armi e munizioni».

Il Parlamento chiede una tregua negoziale che dovrebbe essere garantita da un meccanismo, istituito dalla comunità internazionale coordinata dal Quartetto e dalla Lega araba, e che «potrebbe includere una presenza multinazionale nel quadro di un mandato chiaro, al fine di ristabilire la sicurezza e garantire il rispetto del cessate il fuoco per le popolazioni di Israele e di Gaza». Invita poi il Consiglio a esercitare maggiori pressioni per far cessare le violenze in corso e incoraggia gli sforzi diplomatici intrapresi finora dalla comunità internazionale, in particolare dall'Egitto e dall'Unione europea.

Nell'esprimere «sgomento» dinanzi alle sofferenze della popolazione civile a Gaza, AIDP condivide la posizione del Parlamento che «condanna con forza in particolare il fatto che durante gli attacchi siano stati colpiti obiettivi civili e delle Nazioni Unite» ed «esprime la propria solidarietà alla popolazione civile vittima della violenza a Gaza e nel sud d'Israele». Osserva infatti che l'operazione israeliana è finora costata la vita a circa un migliaio di persone a Gaza, «la maggior parte delle quali donne e bambini», e ha provocato migliaia di feriti e la distruzione di case, scuole e altre importanti infrastrutture civili. Il Parlamento, inoltre, chiede con insistenza alle autorità israeliane di consentire il libero accesso agli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza e di «garantire un flusso continuo e sufficiente degli aiuti attraverso i corridoi umanitari». Israele dovrebbe anche «assolvere ai suoi obblighi a norma del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario» e permettere alla stampa internazionale di seguire gli avvenimenti sul posto.

 
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