Un documento congiunto presentato in giornata, ma le divergenze tra palestinesi e israeliani rischiano di far fallire il summit
NEW YORK
L’ottimismo di circostanza, le difficoltà reali. Alla vigilia della conferenza di Annapolis, George W. Bush, Abu Mazen e Ehud Olmert si sono mostrati sorridenti e fiduciosi ai giornalisti, dopo gli incontri bilaterali alla Casa Bianca. Ma nonostante la delegazione palestinese si sia affrettata a far sapere che un documento congiunto - che servirà da base negoziale per il vertice - sarà presentato in giornata, le divergenze con gli israeliani su alcune tematiche centrali - confini, sovranità su Gerusalemme, rifugiati palestinesi - rischiano di fermare il processo di pace. E di far fallire la conferenza.
Separatamente, Mazen e Olmert si sono mostrati ottimisti con Bush, che ha dichiarato: «Andrò avanti per fare in modo che la pace sia possibile. Sono fiducioso». Ma ha anche avvertito i suoi interlocutori: «Vogliamo aiutarvi, vogliamo che ci sia la pace. Ma non possiamo imporre un accordo. Quello che possiamo fare è contribuire al suo raggiungimento».
La differenza con i tentativi passati potrebbe farla, secondo Olmert, «il sostegno internazionale dimostrato in questa occasione». «Spero che questa sia l’occasione per dare il via a un vero processo di pace con i palestinesi, con cui lavoreremo per ottenere qualcosa d’importante» ha concluso il primo ministro israeliano.
«Grandi speranze» per un esito positivo del vertice sono state espresse anche da Mazen, che ha definito la conferenza «un’iniziativa di portata storica, che speriamo possa portare a un accordo di pace tra israeliani e palestinesi».
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